IL DIVORZIO GIUDIZIALE
 
 

La domanda di divorzio contenzioso è presentata dal coniuge che ha interesse a sentire pronunciare la cessazione degli effetti civili del matrimonio concordatario o non concordatario o la scioglimento del matrimonio contratto con il solo rito civile, quando tra i coniugi è venuta meno la comunione spirituale e materiale di vita ed essa non può essere in nessun caso ricostituita.
Si propone con ricorso a  seguito al deposito del ricorso ed alla successiva notifica del medesimo, unitamente al decreto di fissazione di udienza presidenziale, si instaura un vero e proprio giudizio ordinario in cui le parti non possono comparire da sole, ma necessitano dell’assistenza di un avvocato di loro fiducia.
Il presidente del tribunale, nei cinque giorni successivi al deposito in cancelleria, fissa con decreto la data di comparizione dei coniugi davanti a sè, che deve avvenire entro novanta giorni dal deposito del ricorso, il termine per la notificazione del ricorso e del decreto ed il termine entro cui il coniuge convenuto può depositare memoria difensiva e documenti All’udienza di comparizione, il presidente deve sentire i coniugi prima separatamente poi congiuntamente, tentando di conciliarli.
Se la conciliazione non riesce, il presidente, sentiti i coniugi e i rispettivi difensori nonché, qualora lo ritenga strettamente necessario anche in considerazione della loro età, i figli minori, dà, anche d’ufficio, con ordinanza i provvedimenti temporanei e urgenti che reputa opportuni nell’interesse dei coniugi e della prole, nomina il giudice istruttore e fissa l’udienza di comparizione e trattazione dinanzi a questo.
Al ricorso devono essere allegate le ultime dichiarazioni dei redditi presentate nell’anno in corso (ex art. 4, 6° comma, legge 1° dicembre 1970, n. 898 come innovato dalla legge 14 maggio 2005, n. 80).
Per la proposizione del giudizio c.d. di divorzio occorre la sussistenza di un periodo ininterrotto di separazione legale di tre anni a decorrere dalla comparizione dei coniugi innanzi al Presidente nel giudizio di separazione.
Il decorso del triennio, tuttavia, non sarà necessario quando si verifichino determinati e specifici casi previsti dalla legge. Uno di questi è l’inconsumazione del matrimonio (legge n. 898/1970, art. 3, 2° comma, lett./).

Anche in tale ipotesi può essere pronunziato solo dopo che il giudice abbia accertato che la comunione spirituale e materiale tra i coniugi non può essere mantenuta o ricostituita.

Pertanto, il solo dato della non consumazione non giustifica una pronuncia automatica di divorzio così come accade in sede canonica per la nullità del matrimonio.
è evidente il diverso rilievo che nell’ordinamento civile e in quello canonico è dato alla mancata consumazione del matrimonio, causa di scioglimento di un rapporto coniugale validamente contratto nel primo, causa di nullità dell’atto stesso di matrimonio nel secondo. Sono differenti gli effetti personali e patrimoniali della non consumazione del matrimonio nella legge divorzile rispetto a quella prevista nel codice canonico.
Nella prima legge essa non incide sull’esistenza e sulla validità giuridica del matrimonio, come atto e come rapporto, ma è causa di scioglimento del matrimonio civile o di cessazione degli effetti civili del matrimonio concordatario.
Ne deriva che, sino al passaggio in giudicato della sentenza di divorzio, il matrimonio produce pienamente i suoi effetti. La pronunzia di nullità produce i suoi effetti, invece, ex tunc dal momento della celebrazione del matrimonio, vanificando ogni rapporto intervenuto tra le parti e tantomeno rendendo inammissibile, salvo gli effetti del matrimonio putativo, pronunce di tipo economico.
SERVIZI DI DIVORZIO GIUDIZIALE
 
Il Servizio di Divorzio giudiziale consta delle seguenti attività:
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